Ocre    di Giovanfilippo Paiella  

Ocre è, in fondo, una straordinaria magia; è la magia che unisce generazioni diverse, e la magia che crea

atmosfere uniche  di vita e di amicizia.

Giovanfilippo è un mio grandissimo amico ; forse per qualcuno può sembrare esagerato, in fondo non ci conosciamo poi così bene, diversa vita, diverse esperienze...

Ma condividiamo lo stesso, straordinario amore: Ocre.

E per due amici, mi sembra già abbastanza, non vi pare?                                                                 Gianni

  

Devo confessare che all’inizio non ero molto sicuro che fosse veramente lui: alcuni segni inconfondibili mi portavano a crederlo, ma non ne ero sicuro. Poi, osservando e ancora osservando, mi sono convinto!! Profilo greco di una certa “importanza”, con naso aggettante modello giacchetta primaverile, ciuffo rigido ma lucido e imponente, portato con un fare un po’ così, da ragazzo della via Gluck, Sguardo fiero e orgoglioso. Sì, il primo ragazzo sulla destra, come già avrete capito, è colui che è noto ai più con il nome di Roberto Paiella.Classe ’44, nato a Roma, sì è poi trasferito in quei di Milano.Bé, cosa dire di lui. Ne ha fatta di strada da quando trascorreva i suoi pomeriggi caldi e soleggiati nei pressi della vecchia stalla ove oggi sorge quella di Augusto e Gregorio Paiella.

In questa foto è ritratto con ( in ordine da sinistra a destra ) Agostino Paiella, Lorenzo Paiella ( non credevo che fosse lui, a zì, i capelliiiii!?!), Franco Nardi e Raffaele Lancianesi.

Oggi trascorre la sua vita, come tutti, lontano mille miglia da quella dimensione. E nel suo caso la distanza è anche materiale, oltre che relazionale. Nonostante la diversità dei luoghi che ora frequenta per lavoro o per voglia, nonostante che le esperienze della vita lo abbiano portato ad immergersi in realtà così differenti da quella di Ocre, alla fine la via per quel pugno di case non se l’è mai scordata. E qual è una delle prime case che si incontra sopraggiungendo stanchi e stufi ( 600 e passa chilometri non sono proprio un Amen ) dopo un lungo viaggio? Proprio quella che fa da sfondo alla foto da cui prendono spunto queste poche righe.

Oggi quella casa non è più così. Oggi quasi tutte le case non sono più così. E forse neanche i sentimenti che legano le persone a quei pochi mattoni sono gli stessi di un tempo. Ma ciò non credo sia una cosa sbagliata. Prendiamo il protagonista di questo articolo. Non credo che ancora veda Ocre come un luogo dove villeggiare per tre mesi l’anno, dove fare scorribande o partite di pallone, dove, sempre in compagnia di Lorenzo, andare a caccia delle “pischellette” delle ville vicine. Il suo sentimento verso il “paese del sole” è ora diverso. Ivi giunge dopo un faticoso anno di lavoro, stanco dei chilometri passati seduto su qualche aereo, felice e soddisfatto. E, una volta tornato, si siede e guarda quei monti, respira quell’aria che, anche se giri o lavori come un matto, è sempre lì. Ecco, Ocre rappresenta il punto di partenza e arrivo, lo start e il finish. E’ come se per qualche giorno l’anno Ocre si facesse raccontare dai propri figli cosa è successo durante l’anno, cosa sono diventati, dal giorno che lo hanno lasciato.

Tutto cambia, il tipo di legame, l’aspetto delle case, il tempo che ci si può trascorrere. Solo il piacere di ritornare rimane lo stesso. E del resto non potrebbe essere altrimenti. Ognuno porta con sé, dovunque e comunque, un pezzo di Ocre. Fa parte della propria formazione, come gli scapaccioni della mamma o le prime esperienze con l’altra metà del cielo. E questa caratteristica del nostro DNA viene trasmessa di generazione in generazione. Ora sono i più giovani a vivere, anche se in modo diverso e con diverse prospettive, le sensazioni dei nostri cinque personaggi ritratti. Non si potrebbe credere che chi viene oggi abbia le stesse esigenze, gli stessi gusti, la stessa mentalità ed educazione di chi c’era prima. Però, comunque la vedi, anche oggi, tra gli under trenta, ci sono ragazzi innamorati di Ocre, e sicuramente grazie a chi, come Roberto, ha saputo trasmettere, in modo nuovo e aggiornato ( o all’inglese, trendy ) il vecchio e intramontabile attaccamento, affetto e rispetto per il paese. Certo, alcuni si sono persi, altri vengono anche se preferirebbero andare da altre parti. Ma quando non è stato così.  Ciò che credo sia importante sottolineare non sono le mancanze, ma ciò che viene fatto. Ancora oggi, anche se solo in certe occasioni, il paese si riempie nuovamente di gente felice ed entusiasta, che tenta di trascorrere un altro periodo indimenticabile, ed indimenticabile proprio perché ad Ocre. Certo si potrebbe fare meglio e di più, sempre si può migliorare, ma bisogna anche saper riconoscere ciò che si ha.

Roberto, con la sua famiglia ( milanese e non ) sarà là, sicuramente per molto tempo ancora, felice e rigenerato.